lunedì 25 febbraio 2008

Mai dire Decollatura.

Poi si dice che qui a Decollatura non abbiamo le risorse. Guardate cosa siamo in grado di produrre ed esportare!!! :)




In poche settimane sono già leggenda e c è chi cerca persino di imitarli.



Ragazzi che estate...........si volaaaaaa!


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domenica 24 febbraio 2008

Processo da rifare per Perri

CAMBIA il collegio giudicante e il processo riparte da zero. Questa la decisione del tribunale di Lamezia (presidente Spadaro) nel procedimento a carico del sindaco di Decollatura, Mario Perri, accusato di abuso d’ufficio e concussione. L’attuale primo cittadino, è comparso ieri mattina in aula assistito dal suo legale di fiducia, Giuseppe Sardo. Secondo le accuse, il sindaco avrebbe abusato del suo ufficio in violazione delle norme di legge e regolamento in materia urbanistico/ edilizia relativamente - secondo le accuse - ad un inesistente diritto di servitù di passaggio sul fondo di proprietà di M.S. con danno ingiusto per il medesimo ed i suoi familiari che si sono costituiti parte civile. Avrebbe insomma voluto far diventare pubblico un suolo privato per favorire un’altra persona,, sostenendo falsamente che la stessa era di proprietà comunale. Le accuse fanno riferimento ad un episodio del 24 aprile del 2003 quando Perri si sarebbe recato sul posto, ordinando la demolizione del cemento che copriva la particella 358, operazione che però per le accuse non veniva portata a compimento a seguito di una diffida di M.S., ordinando in seguito la demolizione di alcune opere edili di proprietà di M.S. Il sindaco avrebbe anche minacciato la parte offesa di non concedere una concessione edilizia se non gli avrebbero permesso di far diventare suolo pubblico il tratto di strada in questione. La parte civile è rappresentata dagli avvocati Paolo Mascaro e Dina Marasco.

mercoledì 20 febbraio 2008

Strage di Caraffa, chiuso il processo per Tomanio

DECOLLATURA - Strage di Caraffa: ultimo atto. Questa volta anche in Tribunale. Ieri mattina infatti si è concluso il procedimento a carico di Claudio Tomaino, reo confesso della strage di quattro suoi familiari accaduta il 27 marzo del 2006 nelle campagne di Caraffa, per la morte dell'imputato. ieri mattina, nell'aula a pian terreno del tribunale di via Argento si è presentato il pm Salvatore Curcio che ha chiesto la prescrizione del reato per intervenuta morte del reo confesso. Richiesta accolta dai giudici della Corte d'Assise (presidente Murgida, a latere Neri, cancelliere Andreacchia), che hanno preso atto della morte dell'imputato che si è suicidato il 19 gennaio scorso mentre era nel carcere di Viterbo, non prima, però, di aver acquisito tutte le perizie effettuate dai consulenti di parte e del tribunale. Il pubblico ministero ed i difensori dell'imputato hanno inoltre prodotto la documentazione relativa al suicidio. Poi i giudici hanno disposto la chiusura del processo. Nella strage di Caraffa furono assassinati l'infermiere Camillo Pane, zio di Tomaino; la moglie, Annamaria, ed i figli Eugenio e Maria. La strage fu provocata da un movente economico: Tomaino avrebbe infatti deciso di uccidere lo zio per «cancellare» un debito di 450 mila euro che aveva con lo zio in relazione all'attività di compravendita immobiliare che i due svolgevano insieme. Per evitare di saldare il conto, Tomaino avrebbe deciso di "far fuori" non solo lo zio Camillo, ma anche la moglie ed i due figli di Pane: anche loro sapevano degli affari e del debito; se fosse "sparito" solo Camillo, avrebbero potuto accusarlo. Il killer avrebbe portato i parenti sul posto con la scusa di fare vedere loro un immobile da acquistare. Il presunto esecutore della mattanza era finito in carcere pochi giorni dopo, al termine di una serie di indagini con le quali erano stati ricostruiti i movimenti del giovane e della famiglia Pane attraverso il suo telefono cellulare. Tomaino, in carcere da quasi due anni, non sopportava più il peso di quelle quattro vite spezzate. Così si è tolto la vita infilandosi una busta di plastica in testa, all'interno della quale ha fatto defluire il gas d'un fornellino utilizzato per scaldare le vivande.
Fonte :Gazzetta del Sud.

venerdì 15 febbraio 2008

Una montagna di rifiuti nel capannone del Comune

DECOLLATURA - Scoperta una grossa montagna di rifiuti presso il capannone di proprietà del comune dove vengono posteggiati gli scuolabus comunali. Gli abitanti di Decollatura , centro montano di oltre 3000 anime, desiderosi di contribuire al benessere del proprio territorio si sono attivati come spinti da un obiettivo unico: riportare alla luce lo splendore del centro montano che ha dato i natali a personaggi illustri come il generale Francesco Stocco e così accade che rilevano ciò che ai loro occhi appare "sconveniente".
Ci siamo occupati nei giorni scorsi delle proteste dei commercianti tese ad evitare il violento impatto ambientale provocato da chi ha ritenuto che l'affluente del fiume Amato, che costeggia la stazione in piazza della Vittoria, si trasformasse in un gigantesco contenitore di rifiuti, come se non bastasse è stato rilevato da occhi attenti una gigantesca discarica a cielo aperto proprio accanto al piazzale dove sostano gli scuolabus del comune.
«Sembra una gigantesca montagna dove alloggiano rifiuti solidi di ogni sorta» afferma un cittadino indicando lo smisurato cumulo di rifiuti da cui fa capolino ogni sorta di utensile. Il piazzale circonda un capannone di proprietà del comune nel quale sostano anche le auto municipali: «E' inspiegabile che addetti comunali possano ogni giorno attraversare la "montagna" di rifiuti senza nessun timore tanto più che il disastro è ormai riconoscibile dal tratto di strada che percorre la via della stazione».
Il timore che i rifiuti solidi possano essere in qualche modo nocivi alla salute ha spinto gli abitanti ad essere severi verso atipiche situazioni che si protraggono ormai da troppo tempo, non si conosce l'artefice di tale disastro ambientale ma. « Per troppo tempo abbiamo fatto finta di non guardare, ora abbiamo acquisito la consapevolezza che occorre una maggiore coscienza civica per tutelare il paese nel quale viviamo tutti i giorni, anche nel rispetto dei nostri antenati che hanno conservato senza contaminazione Decollatura affinché noi potessimo beneficiare di ogni cosa che ci circonda».
Passando ad altro argomento, in vista delle prossime elezioni provinciali si sono riuniti presso un noto locale di Decollatura, Giacomo Muraca presidente della Comunità dei monti Tiriolo-Reventino-Mancuso, consigliere provinciale e sindaco del comune di Cicala con Raffaele Mancini sindaco di Soverato e numerosi sindaci del comprensorio lametino e ionio catanzarese. La necessità di confrontarsi sulle problematiche dei piccoli comuni per dare risposte concrete sia nello sviluppo turistico sia sulla realizzazione delle infrastrutture la cui assenza penalizza fortemente i piccoli comuni a favore delle grandi città, è stato il filo conduttore della tematica dell'incontro che ha condotto i primi cittadini al raggiungimento di un unico obiettivo. «Ci siamo confrontati sulle problematiche di territori geograficamente diversi ma che sostanzialmente risentono della crisi che ha investito i nostri comuni, abbiamo raggiunto un unico obiettivo condiviso da tutti i rappresentanti dei comuni sia del catanzarese che del lamentino: candidare alla Provincia di Catanzaro, sempre nella lista di centro destra un rappresentante di queste aree periferiche». L'imprenditore Muraca, impegnato da anni nello sviluppo del territorio montano, mantiene il silenzio sui probabili candidati.
La necessità di sinergia tra i grossi centri e i comuni delle zone periferiche nasce, a detta del presidente, dalla volontà di realizzare con azioni concrete, l'eliminazione delle barriere interposte tra le città e i comuni periferici, solo così le differenze di gestione saranno superate e le scelte politiche condivise.
Fonte: Gazzetta del Sud

martedì 29 gennaio 2008

Segnaletica stradale poco chiara a Cerrisi

Rappresenta un pericolo il segnale posto sulla rotatoria di Cerrisi, frazione di Decollatura. Giuseppe F., un anziano signore residente da molti anni a Torino ma di tanto in tanto ama recarsi a Cerrisi, paese natio, afferma indica una curiosa segnaletica accanto alla rotatoria che separa un incrocio in località Cerrisi. Il divieto di transito collocato in modo ambiguo sul margine della piccola aiuola copre del tutto la segnaletica direzionale di colore azzurro, capita quindi, ed è gia capitato più di una volta, che i conducenti di autoveicoli ingannati dalla posizione del divieto, e in mancanza di una freccia direzionale, si inseriscano nella corsia errata per attraversare la variante che conduce a Catanzaro, con il rischio di scontrarsi con gli autoveicoli provenienti dal senso di circolazione opposto. «Più di una volta mi sono recato al Municipio - afferma - per evidenziare la posizione anomala della segnaletica e l'assenza delle strisce pedonali che rende difficoltosa l'attraversamento della carreggiata per tutti. Mi è stato riferito dai responsabili che le strisce pedonali esistevano ma sono state cancellate dal trascorrere del tempo».
Fonte: Gazzetta del sud

mercoledì 23 gennaio 2008

I paesi di montagna non devono essere penalizzati.

SOVERIA MANNELLI - Soveria MannelliIn occasione del suo nuovo insediamento a direttore generale dell'Azienda Sanitaria Provinciale di Catanzaro, Pietro Morabito, accompagnato dai suoi più stretti collaboratori, ha fatto visita ai vertici della Comunità Montana dei Monti-Reventino-Tiriolo-Mancuso. Ad accoglierlo è stato il Presidente Giacomo Muraca, accompagnato dal suo vice Vittorio Angelo Montoro e dai componenti dell'intero esecutivo. Gli stessi amministratori sono stati affiancati da sindaci e assessori dei Comuni di Decollatura, Carlopoli, Cicala, San Pietro Apostolo, Conflenti e Motta Santa Lucia. Il motivo centrale di questo importante incontro è stato quello di sciogliere tanti problemi che ancora sussistono presso la struttura ospedaliera di Soveria Mannelli. In particolare il direttore generale Pietro Morabito ha assunto l'impegno di rendere operative (entro la fine di febbraio) le due sale operatorie già presenti presso l'ospedale di Soveria Mannelli. Inoltre, di dotare le stesse sale operatorie di tutti quei specialisti necessari per un suo buon funzionamento. E questo, proprio per tornare a garantire a tutta l'utenza sanitaria prestazioni adeguate e di alto profilo professionale. In più, da parte dello stesso direttore generale è stata espressa anche la volontà di potenziare i servizi di primo soccorso, garantendo alla struttura sanitaria la messa in funzione della già esistente pista di eli-soccorso. L'incontro è proseguito, nella stessa mattinata, presso la saletta conferenze del complesso ospedaliero dove sono state presenti le diverse rappresentanze sindacali degli operatori sanitari ed amministrativi e i vertici sanitari. Pietro Morabito in questa occasione ha ribadito gli stessi impegni presi nella mattinata con i vertici della Comunità Montana, assicurando anche agli operatori ospedalieri un suo forte impegno per la messa in regime di questo importante ospedale. Da parte loro il presidente della Comunità montana dei Monti-Reventino-Tiriolo-Mancuso. Giacomo Muraca, il vice presidente Vittorio Angelo Montoro e l'intera Giunta dell'ente montano, hanno ringraziato il dottor Pietro Morabito per la forte attenzione che ha voluto riservare a questo vasto territorio montano fin dal suo primo giorno di insediamento a Direttore Generale dell'Azienda Sanitaria Provinciale di Catanzaro. «Un territorio - ha tenuto a precisare il presidente Giacomo Muraca - non comprensivo solo della cittadina di Soveria Mannelli, ma di tanti altri medi e piccoli Comuni, sia della provincia di Catanzaro che della provincia di Cosenza. Un vasto ambito servito da questo ospedale di montagna che comprende una popolazione complessiva di circa 60.000 abitanti. Un comprensorio - ha precisato il presidente Muraca - che in alcuni periodi dell'anno, specie nei mesi invernali, quando è presente il ghiaccio e la neve, risulta difficile percorrere e ancora di più raggiungere dai più grossi centri urbani posti a livello del mare». Giacomo Muraca ha quindi richiamato l'attenzione di quanti possono agire efficacemente a favore di tutta la gente di montagna. «Popolazione - ha detto - che ha scelto di continuare a vivere in questo difficile territorio e che per questo non deve assolutamente essere abbandonata a se stessa. Specie per ciò che concerne l'ambito dei servizi destinati alla salute e che, così come ben recita la Costituzione Italiana, è giusto che vengano garantiti in uguale misura a tutti i cittadini del nostro Paese».
Fonte: Gazzetta del sud

domenica 20 gennaio 2008

Strage Caraffa, si è suicidato l'uomo accusato della morte di zii e cugini


VITERBO - Si è suicidato nel carcere di Viterbo Claudio Tomaino, il trentunenne residente a Lamezia Terme, accusato della strage di caraffa,, in provincia di Catanzaro, del 27 marzo 2006: furono uccise quattro persone, lo zio dell'uomo, Camillo Pane, la zia Annamaria e i cugini Eugenio e Maria. A dare notizia del suicidio di Tomaino sono stati i difensori dell'uomo, informati dalla direzione del carcere di Viterbo. Claudio Tomaino si è infilato una busta di plastica in testa, nella quale aveva anche infilato il fornellino a gas che utilizzava per scaldarsi le vivande, ed è morto soffocato. A constatare il suicidio dell'uomo è stato stamattina un agente di custodia che si era recato nella cella del giovane per portargli le medicine che prendeva quotidianamente per i disturbi psichici di cui era affetto. La Corte d'assise di Catanzaro, su richiesta dei difensori, aveva disposto di sottoporlo a perizia psichiatrica, l'esito della quale avrebbe dovuto essere esaminato nell'udienza fissata per il prossimo 19 febbraio. Nella strage di Caraffa furono assassinati l'infermiere Camillo Pane, zio di Tomaino, la moglie, Annamaria, ed i figli Eugenio e Maria, residenti a Decollatura un piccolo comune a pochi Km di distanza dal luogo del delitto. La strage fu provocata da un movente economico. Tomaino, infatti, aveva un debito di 450 mila euro con Camillo Pane, insieme al quale gestiva un'attività di compravendita immobiliare. I componenti della famiglia Pane furono uccisi a colpi di pistola e poi nascosti in un casolare abbandonato, nelle campagne di Caraffa. Pochi giorni dopo la mattanza, Claudio Tomaino era finito in manette. Le indagini lo avevano inchiodato grazie anche all'uso della tecnologia a disposizione degli investigatori, che erano riusciti a ricostruire i movimenti del giovane attraverso il suo telefono cellulare. Ad incastrare Tomaino anche il ritrovamento della pistola utilizzata per la strage, una calibro 9X21 rinvenuta in contrada Marinella, a Lamezia Terme.
Durante la detenzione, Claudio Tomaino aveva più volte tentato il suicidio, sia nel carcere di Catanzaro, dove è stato detenuto dopo l'arresto, sia nel carcere laziale di Viterbo. Fino alla scorsa notte, quando ha utilizzato una busta di plastica per porre fine alla sua esistenza. (19 gennaio 2008)